LA DIFFERENZA CHE FA LA DIFFERENZA: introduzione ai miei personali metodi pratici e teorici di autocontrollo.

Qualche giorno fa, sul mio profilo instagram, mi è stata posta una domanda molto interessante da una delle, purtroppo tantissime, ragazze che , ad oggi, si trova a lottare ogni giorno contro se stessa per ritrovare la propria serenità con il cibo e nella vita.

“Cosa pensi di questo libro?”

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Non ho questo libro e, personalmente, non l’ho mai letto ma, spinta dalla curiosità, sono corsa a leggere la biografia dell’autore.

Christopher G. Fairburn, uno specialista dei disturbi alimentari che carica sulle proprie spalle un curriculum di tutto rispetto. 

Ciò non cambia il mio pensiero in merito: penso non sia inutile ma credo, anche, che non sia adeguato per chi abbia il profondo bisogno di uscire dal terribile vortice delle abbuffate. 

Il titolo la ritengo una strategica scelta commerciale un po’ cattivella, che specula sul desiderio immediato della persona che, in quel momento, trovandosi in una situazione di particolare disagio, lo comprerebbe nella speranza/sicurezza di trovare la chiave giusta per risolverlo.


  • VINCERE LE ABBUFFATE: come superare il disturbo da binge eating

oppure

  •  MANUALE DI SUPPORTO per superare il binge eating.  (?)

Il primo è un titolo immediato: il superamento delle abbuffate sembra dipendere quasi  interamente dall’acquisto e dalla lettura di quel libro.

Il secondo è un titolo più realistico, ma meno accattivante, significa: “io ti metto a disposizione degli strumenti di cui TU, se vuoi ottenere il risultato sperato, devi farne buon uso.”

Siccome, pur di vendere più copie, siamo disposti a rischiare di promettere qualcosa che nel lettore speranzoso potrebbe anche non verificarsi, scegliamo la prima opzione. 🙂

Io sto aspettando con ansia il libro “LAUREARSI ENTRO DOMANI: ZERO ESAMI, ZERO FATICA, ZERO ANSIA E UN LAVORO” .. 

Ma non lo scrive nessuno, dannazione!  

 


AMMETTIAMO CHE TU QUEL LIBRO DECIDA DI COMPRARLO E DI LEGGERLO E CHE IL MOTIVO CHE TI ABBIA SPINTO A FARLO, OLTRE IL TITOLO, SONO LE RECENSIONI POSITIVE LETTE AL RIGUARDO DI PERSONE CHE CE L’HANNO FATTA GRAZIE A QUESTO. 

LA MIA DOMANDA E’:

COME LA PRENDERESTI SE, ALLA FINE, PER TE NON CAMBIASSE ASSOLUTAMENTE NULLA ?

Saresti pronto ad un eventuale delusione? O ti sentiresti ancora più inadeguato?

Le tue speranze scenderebbero, molto probabilmente, ad un livello più basso di quello da cui eri partito prima di cominciarne la lettura e,  soprattutto, dopo aver avuto conferma del fatto che altri, al contrario tuo, erano riusciti a raggiungere l’obbiettivo promesso dal libro.  

Lo dico perchè mi è capitato.

Un po’ di anni fa, mi sono imbattuta in un libro, la cui lettura aveva la medesima pretesa di risolvermi un problema, si chiamava: smettere di fumare è facile se sai come farlo.

Finito di leggerlo mi sono fumata anche le piante di casa. Un fiasco.

Eppure c’era gente che aveva smesso di fumare con questo, persino il mio ex ragazzo (fumatore accanito).

Tale consapevolezza non ha fatto altro che distruggermi ulteriormente: 

AVEVO FALLITO LI DOVE ALTRI ERANO     RIUSCITI

Le mie insicurezze sono aumentate ulteriormente a causa di questo ennesimo fallimento e il confronto con gli altri, che ero abituata quasi sempre a fare e in ogni situazione, mi aveva demotivata.

“IO NON FACCIO ERRORI, IO SONO UN ERRORE” è stata la risposta più immediata che sia riuscita a darmi. 


 

E’ incredibile come alcune persone, pur facendo il nostro stesso percorso, riescano a raggiungere l’obiettivo prima e lo portino avanti al meglio.

  • Prepari la materia con un collega, studi il triplo, durante il confronto hai quasi la sensazione che non sappia assolutamente nulla, poi BEM (!!!) lui si da la materia con un voto più alto del tuo o, forse, tu neanche la dai.

 COM’E’ POSSIBILE?

Non è raccomandato, te lo dico io. La maggior parte delle volte non è questa la risposta, ma è quella che farebbe meno male.

  • A lavoro è un massacro. Sei la persona che si distrugge dalla mattina alla sera, con le occhiaie, capelli tesi, pallida, stanca poi passa davanti a te LUI, fresco come un quarto di pollo, fischiettante e col bicchierino di caffè.. che la sola visione ti stanca ancora di più. Lui è il migliore in ufficio.

COM’E’ POSSIBILE?

  • Da tempo cerchi di tirarti fuori dal tuo disturbo alimentare, le hai provate davvero, ma davvero tutte: dalle sedute psicologiche, a quelle psichiatriche, alle pillole (che ahahahahah…… scusami……. dedicherò un articolo solo e solamente a loro perchè sono una poesia), ai fiori di bach, allo yoga, TUTTO.. ma niente, risultati? Zero. Eppure, anche in questo caso ci sono tantissime persone che sono tornate ad avere non solo una vita normale, ma anche migliore rispetto a quella di prima di cadere in quel dannatissimo circolo depressivo.

 

Oggi ho deciso di cominciare a introdurre i miei personali metodi pratici che messi in atto, dopo BEN NOVE ANNI di disturbi alimentari, mi hanno resa libera. Ciò significa che da ora in poi nel blog, o almeno fino a quando non terminerò questo argomento, svilupperò UN ARTICOLO e, se sarà necessario anche più di uno, per OGNI METODO.

Questo spazio non si chiama diario di una ragazza guaritrice (con questo voglio dire che non ho alcuna pretesa), bensì di “diario una perfetta imperfetta“.

Non è stato un nome che ho scelto per sbaglio e deve farti riflettere su più fronti:

  • Perfetta Imperfetta: lavoro ogni giorno su quelle che sono le imperfezioni che credo mi possano limitare nella mia vita, nei miei sogni e nella mia felicità.

 

  • Perfetta Imperfetta: ognuno di noi lo è, perchè ci sono imperfezioni che ci appartengono e che ci fanno sentire sbagliati ma che, in realtà, ci rendono terribilmente perfetti e unici

Fai di ogni tua imperfezione, una caratteristica unica.

Per cui non ti dico che ti cambierà la vita leggere la mia esperienza, ma ti dico che è scritto con l’intenzione di farti rendere conto che TU HAI TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER CAMBIARLA, e che io o altre persone che ne siamo uscite, non siamo speciali, diverse, particolari o magiche.

Abbiamo trovato prima la strada e poi  il giusto modo per percorrerla. Nulla di più.

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Giunta ad un certo punto della mia vita, tra le tante domande che mi ponevo, alcune in particolare mi stupravano il cervello:

  • Perchè gli altri riescono ed io no?

 

  • Perchè succede se siamo compagni di percorso e puntiamo agli stessi obiettivi?

 

  • Perchè viaggiamo insieme ma alla fine mi ritrovo sempre per essere sola?

 

  • Perchè uno stesso identico libro, con le stesse parole può avere successo su una persona, ma non su di me?

 

  • Perchè lei, dopo soli tre anni, ha individuato il problema e oggi ha una vita normale ed è felice e realizzata e io, ancora, dopo nove e mille prove sono in lista di attesa in una clinica a Todi per essere ricoverata?

 

Ero seduta sul divano, la fase relax di cui ho parlato nei primi articoli, uno dei momenti in cui sapevo benissimo cosa volevo accadesse; quella volta, però, la prima con esattezza, mi sono bloccata a metà dell’abbuffata, ho preferito tenermi il senso di colpa piuttosto che rigettare e risedermi sul divano, e per distrarmi dai cattivi pensieri ho cominciato a fare delle ricerche su internet.

Tra le tante, una frase, che in quel momento mi ha colpita profondamente, come fosse la risposta non solo alle mille domande, ma anche a quell’abbuffata che con un briciolo di razionalità sono riuscita a frenare:

E’ LA DIFFERENZA CHE FA LA DIFFERENZA.

 

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Da lì ho capito che avevo incentrato tutto quell’arco di tempo della mia vita su frivoli paragoni con gli altri, che pensavo di aver fatto davvero tutto, ma che il realtà mi mancava da fare quel qualcosa che avrebbe fatto davvero la differenza nella mia vita..

Lì le mie domande sono cambiate:

  • Perchè gli altri riescono ed io no? è diventata

COSA DEVO FARE IO PER RIUSCIRE?

  • Perchè succede se siamo compagni di percorso e puntiamo agli stessi obiettivi?

QUALE PERCORSO DEVO INTRAPRENDERE?

  • Perchè viaggiamo insieme ma alla fine mi ritrovo sempre per essere sola?

COME LO DEVO INTRAPRENDERE?

  • Perchè uno stesso identico libro, con le stesse parole può avere successo su una persona, ma non su di me?

NON E’ IL LIBRO, NON SONO LE PAROLE.. E’ LA PREDISPOSIZIONE DELL’ANIMO.

  • Perchè lei, dopo soli tre anni, ha individuato il problema e oggi ha una vita normale ed è felice e realizzata e io, ancora, dopo nove e mille prove sono in lista di attesa in una clinica a Todi per essere ricoverata?

IO NON HO FATTO QUELLO CHE DOVEVO REALMENTE FARE.

 

FINO A QUEL MOMENTO AVEVO TROVATO UNA SOLA RISPOSTA:  LA PREDISPOSIZIONE DELL’ANIMO.

 

Questa stata il mio punto di partenza, la base su cui, ancora oggi, sto costruendo un castello; il carburante di una macchina che è stata ferma per troppo tempo; la mia forza, la mia spinta in ciò che ho voluto fare e voglio raggiungere.

Il primo metodo teorico e pratico, che non è altro che un insieme di teorie prese da grandi personalità, filosofi, film, e tutto ciò che mi dava ispirazione verrà affrontato, per motivi logistici, nel prossimo articolo.

Non amo dilungarmi troppo.

 

Diario Di Una Perfetta Imperfetta Ti Ringrazia

 

 

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METTIAMOCI NUDI: ALTERNATIVE FASHION BLOGGER

Dall’ultimo articolo riguardante i disturbi alimentari quali, in questo caso, il binge eating (abbuffate o break dance del cibo) e la bulimia, è passato del tempo.


Ho avuto bisogno di sistemare e raccogliere il materiale che voglio mettervi a disposizione su questo blog. E’ un materiale molto intimo, molto personale che non ho intenzione di tenere privato.
Accedendo a questo sito, troverete in alto nel menu una sezione in cui ho deciso di caricare gli articoli del primo blog: La Ragazza Cubica. Un blog in cui, prima o poi, avrei parlato di questa “raccolta” di dati (se così possiamo definirla) che ho messo per iscritto negli ultimi anni del mio disturbo, se non fosse stato che l’argomento dell’ultimo articolo che ho trattato mi ha talmente frenata e scossa a suo tempo, da farmi allontanare del tutto da quelle pagine virtuali. Credo proprio che terminerò quello che ho iniziato in questo nuovo spazio.
Di seguito il link che porta direttamente alla sezione dedicata al blog precedente nella quale, comunque, non tutti gli articoli sono ancora caricati.
https://diariodiunaperfettaimperfetta.wordpress.com/un-salto-nel-mio-passato-la-ragazza-cubica/
chiusa parentesi. Cominciamo 🙂


Ultimamente il desiderio di liberarti da quel disturbo alimentare, ti attanaglia la mente

Cominciamo con una notizia che non per tutti è chiara:
TU NON SEI MALATA DI BINGE EATING.
TU NON SEI MALATA DI BULIMIA E NON SEI MALATA NEANCHE DI ANORESSIA.
Tutti questi sono dei sintomi.

COSA IMPORTA?

Ammettiamo che tu sia comodamente seduta sul tuo divano di casa. Stai guardando la tv, con una tazza di tè caldo in mano. Sei estremamente rilassata, al calduccio. Coccolata dalla tua calda coperta e dal tuo soffice pigiama.

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però facciamo senza sigaretta.
Di punto in bianco uno starnuto. Poi un altro. Mamma mia, poi un altro ancora e, così, un incubo. Non riesci più a smettere. La gola comincia a prudere.
Sembra essersi scatenato un brutto raffreddore! Ma nonostante la vivinc, non sembrano esserci miglioramenti.

Ecco che, alla fine, scopri che tutto ciò di cui avevi bisogno non era altro che un antistaminico. NON SI TRATTAVA DI UN RAFFREDDORE, MA DI UN’ALLERGIA.

INDIVIDUARE IL PROBLEMA E’ IL MODO MIGLIORE PER ELIMINARE IL SINTOMO.

Non basta, però, neanche scoprire di essere allergico. Bisogna andare alla ricerca dell’agente cui si è allergico, altrimenti rischi di eliminare il sintomo grazie agli antistaminici, ma non elimini il problema che si ripresenta continuamente.


I DISTURBI ALIMENTARI SONO SINTOMI DI UN PROBLEMA PIU’ PROFONDO:

– l’odio verso se stessi.

– la mancanza di stima verso se stessi.

– l’insicurezza.

– senso di insoddisfazione.

– senso di inadeguatezza nel mondo.

– paura.

– senso di vuoto

Come vedete, nulla che abbia a che vedere con il proprio corpo ma che, purtroppo, poi trova lì la propria valvola di sfogo, dilaniandolo.. Rendendolo in brandelli insieme alla mente, con i suoi sogni, i suoi desideri e le sue iniziative; e il viso con il suo sorriso e le sue espressioni.
Vi sembrerà strano quello che sto per dirvi, ma vi invito a rifletterci:
Digiunare o sopravvivere con poche kcal giornaliere, imbottirsi di cibo fino a stare male e poi andare in bagno a vomitare per poi guardarsi allo specchio e vedere uno mostro pieno di chiazze rosse, su quella faccia gonfia e magari poi farlo di nuovo, o semplicemente mangiare fino a non poterne più è come fare sesso con il primo che passa senza usare una precauzione. E’ come chiudersi nella stanza, chiudere gli occhi e farsi i tagli nelle braccia, poi abbassare le maniche e uscire il sorriso al mondo come se non si avessero ferite al cuore e nel corpo. E’ come subire una violenza da un uomo e non parlare per paura.

E’ come ripetere sempre le stesse azioni e uccidersi ogni giorno.

Tutti questi sono atti di autolesionismo. L’autolesionismo è una forma di odio verso il proprio IO. E non lo merita.

Non dobbiamo permettere agli altri di mancarci di rispetto, ma come possiamo difenderci dagli altri se i primi da cui non riusciamo a difenderci siamo noi stessi.

QUANDO HO CAPITO CHE IL DISTURBO ALIMENTARE NON ERA ALTRO CHE UN SINTOMO?

Io ho vissuto un vero e proprio sdoppiamento, così ho voluto e così ho fatto, negli anni in cui ho cominciato la mia ribellione contro quella parte di me che non accettavo più. Quella parte che si era portata via, oltre i kili, tutto ciò che di più bello avevo: i miei sogni, le mie ambizioni. Non ero mossa più da nulla nellE mie giornate e questo era ciò che mi dava più dolore. Avevo perso tutto. Tutto: Le mie relazioni, le mie amicizie e vivevo una vita nella totale falsità.
Non mi stava più bene.
Non potevo parlarne con nessuno, almeno così credevo.
E’ così che sono diventata paziente di me stessa, nel vero senso della parola.
Suonerà pazzo, folle, strano. Ho creato in tre anni una sorta di cartella della mia paziente, La Ragazza Cubica di cui ne parlavo in terza persona, credo per mantenerne il distacco e vederla con più oggettività. Scrivevo quello che faceva, cosa provava, cosa pensava prima di una crisi bulimica e dopo, quante volte si pesava (27 volte al giorno), integravo il tutto con delle ricerche, con delle testimonianze, con dei libri motivazionali, con dei video, con con tanto di esercizi pratici e risultati, alla fine dopo tanti tentativi e tanti, ma tanti, anni di dipendenza mi sono liberata del sintomo. Ecco, del sintomo: significa che non soffrivo più di un disturbo alimentare.
Lo avevo eliminato, ma continuavo a stare male.
Non avevo più capacità di reazione agli eventi. Non sapevo più cosa fare nella mia vita. Passavo, sempre e comunque, le mie giornate a letto. Non ero propositiva con me stessa. Non avevo voglia di mettermi in gioco. Non accettavo che il mio corpo stava cambiando, perchè stavo prendendo peso.

ATTENZIONE
Stava, però, cambiando qualcosa

NON SAREI STATA CAPACE DI TORNARE INDIETRO E RINUNCIARE ALLA LIBERTA’ CHE SENTIVO DI ESSERMI COSTRUITA DA QUEI DISTURBI OSSESSIVI, PUR DI FRENARE QUELL’AUMENTO DI PESO.


Ecco quando ho capito che stavo cominciando a lavorare, non più sul sintomo, ma sul problema.
Vedi, quando ami qualcuno, quando lo ami realmente, sei pronto a mettere in secondo piano ciò che tu ritieni sia più importante per te, PER IL SUO BENE.

Ho capito che stavo cominciando ad amarmi, quando ho cominciato a mettere in secondo piano il mio corpo per non rinunciare alla mia libertà.

LA LIBERTA’ E’ CIO’ CHE DI PIU’ BELLO ABBIAMO.


Oggi ho voluto scrivere un articolo un po’ diverso dagli altri. Un po’ più personale, il mio desiderio è che conosciate chi ci sta dietro le pagine di questo “diario”, voglio che capiate quanto sacrificio, quante lacrime, quanto dolore ci sia dietro frasi come
“SIATE LEADER DI VOI STESSI”
“NON MANGIARE LE EMOZIONI, ESPRIMILE”
“SE NON PUOI, ALLORA DEVI”
ma al tempo stesso quanta soddisfazione, quanta felicità, quanta vita mi abbia dato arrivarci e mi stia dando, oggi, essere sempre più di ieri.
Mostrando anche le mie più grandi fragilità senza vergognarmi e forse questo, paradossalmente, è ciò che, più di tutto, mi sta rendendo più leggera pur con 20kg in più 🙂
Vi voglio bene, e per volervi bene intendo che voglio il vostro bene. Voglio trasmettervi quello che ho vissuto, quello che sto vivendo.
Basta parlare di smalti all’ultimo grido, del trucco più IN, della gonna più costosa e della casa più grande. Basta ostentare cagate dalla mattina alla sera, sui social, su facebook, caratteri che non abbiamo, intraprendenze che non ci sono, basta soprattutto INVIDIARE CHI NEANCHE ESISTE.
Parliamo un po’ di persone? Di animi? di debolezze? di paure? di insicurezze? Di cose vere? Parliamo di questo? Parliamo di un’ imprenditrice (Chiara Ferragni, ormai così definita) , invidiata da un’alta percentuale del mondo femminile, che ha avuto bisogno di leggere un discorso rivolto ai giovani per poterlo pubblicare sul proprio profilo instagram? Questo per dirvi che tutti, tutti, viviamo dentro di noi delle forti insicurezze. Perchè continuare a metterci la sabbia sopra?

PERCHE’ TANTO E’ PIU’ FACILE FAR VEDERE COME SI E’ VESTITI OGGI, CHE FAR VEDERE L’ANIMO SENZA VESTITI.

CIBO: la sua identità nascosta

Un povero stronzo, una volta, esordì dicendo:

TU SEI CIO’ CHE MANGI.

Ammettiamo per un secondo che questo TALE avesse ragione :

PENSATE LA CRISI DI IDENTITA’ CHE SI AVREBBE DURANTE UN’ABBUFFATA.

scimmia che non vuole vedere
“Sono un panino con il salame. No, sono una tavola di cioccolato! No, che dico?! Sono una forma di formaggio!O, forse, pacco di merendine? “

Un gran casino, eh?

MA TU SEI SICURA DI MANGIARE REALMENTE CIO’ CHE VEDI?

🙂


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Sei sicura che questo sia un panino?
E questa? Metteresti la mano sul fuoco che questa sia una pizza?

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Guarda ancora qui giù? Sono merendine, sei pronta a giocarti tutti i tuoi averi, pur di confermarlo?

Merendine

Non ti nascondo che mi stia venendo un certo languore, quindi meglio che concluda la sfilza di foto invitanti

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Nel primo articolo ho chiamato quello che comunemente si definisce “abbuffata”, distinguibile da un’abbondante mangiata per le sue sfumature patologiche, BREAK DANCE DEL CIBO. L’ho chiamata così perchè ho voluto dare una connotazione quasi divertente, ad un problema che di base non lo è affatto.
Dovete sapere che, nella mia vita, l’ironia è stato quel piccolo ingrediente segreto e gelosamente custodito, cui oggi devo ALMENO il 90% della mia RI-USCITA CONTRO I DISTURBI ALIMENTARI.

CHIUDERE LE PORTE AD UN DISTURBO ALIMENTARE, SIGNIFICA APRIRE I PORTONI ALLA VITA .


ADESSO APRI BENE GLI OCCHI.

DURANTE QUELLA FASE DELIRANTE, IN CUI LA TUA MENTE SEMBREREBBE NON AVERE PIU’ IL MINIMO CONTROLLO SUL TUO CORPO, DURANTE QUELLA DANZA FOLLE COL CIBO

TU NON MANGI CIO’ CHE VEDI.

QUEL PANINO, NON E’ UN PANINO. E’ RABBIA.
QUELLA PIZZA, NON E’ UNA PIZZA. E’ FRUSTRAZIONE.
QUELLE MERENDINE, NON SONO MERENDINE. E’ PAURA.
QUELLA PASTA, NON E’ PASTA. E’ SENSO DI COLPA.
Ed è così, allora, che la frase di quel tale ( che non è il mio vicino di casa ma un noto filosofo dell’ottocento Ludwig Feuerbach ) che assume tutto un altro significato, dal primo preso in considerazione.

“l’uomo è ciò che mangia”

Tu non sei un panino, una pizza, o una merendina.
Tu in quel momento sei RABBIA, TU SEI FRUSTRAZIONE, PAURA, SENSO DI COLPA.


IL CIBO NON E’ EMOZIONE.

IL CIBO E’ SOLAMENTE PURA ENERGIA.


IMPARARE a:

– riversare le proprie emozioni nelle giuste azioni

– a dare al cibo il giusto significato

SARA’ LA CHIAVE CHE APRIRA’ IL PORTONE ALLA TUA VITA MERAVIGLIOSA VITA, CHE TI FARA’ RINASCERE.

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SEI ARRABBIATA? URLA!

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SEI TRISTE? PIANGI !

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SEI NERVOSA? VESTITI! CUFFIE E FAI UN GIRO GUARDANDOTI INTORNO E NOTANDO QUANTO C’E’ DI BELLO E STRANO NEL MONDO!

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HAI FAME? MANGIA.

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Oggi non voglio dilungarmi troppo, per cui ti lascio con le tre massime da cui sono partita per ottenere la libertà di cui godo oggi, che mi sta permettendo di:

  • vivere le mie giornate con emozione.
  • di trovare i miei obiettivi e perseguirli.
  • di amarmi, anche se non ho gli addominali scolpiti (ma forse non ho proprio queste fasce muscolari lol ), se ho le cosce in carne e non ho le tette a palloncino.
  • di essere indipendente dal giudizio degli altri (tranne che non voglia essere costruttivo)
  • di impegnarmi a fare di me una persona anche un pizzico migliore, rispetto a quella del giorno precedente.
  • di imparare ogni giorno una cosa nuova o fare un’esperienza nuova.

1.

SPOGLIA IL CIBO DELLE TUE EMOZIONI.

2.

NON MANGIARE LE EMOZIONI, ESPRIMILE

3.

LE EMOZIONI INVESTILE IN NUOVE ESPERIENZE

Io dico che vale la pena fare quel passo in più , perchè se non hai ancora superato un disturbo alimentare, pur avendoci messo impegno, non è perchè NON PUOI  o NON POTRAI MAI:

Non hai ancora conosciuto il vero leader che c’è in te.  

 

Arrivederci, al prossimo articolo 🙂

 

DIARIO DI UNA PERFETTA IMPERFETTA.

SE NON PUOI, ALLORA DEVI

Ultimamente ho dovuto far fronte ad un problema casalingo: la doccia.

Sapete com’è, la doccia non è solo igiene (almeno per me); credo sia anche un momento importante da dedicare a se stessi per staccare dal mondo esterno e concedersi al totale relax. Io, per esempio, amo farla quando nessuno è a casa, mettere la cassa bluetooth, luce soffusa e avviare la mia playlist a tutto volume: in quell’arco di tempo devo assolutamente giocare col flusso dell’acqua (neanche avessi cinque anni), devo sentirmi la ballerina della scala di Milano e, ovviamente, devo fare i miei migliori concerti in coppia con Lucifero, chiaro..! Perchè se non rischio l’ustione di terzo grado, potrei sentir freddo!

L’immaginazione a volte dispiega ali grandi come il cielo in un carcere grande come una mano.
(Alfred de Musset)

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Poi quando finisco il tutto, tornando alla realtà , mi trovo le pattuglie sotto casa, ma dettagli, i miei generalmente pagano la cauzione..

Il problema è, però, che da un po’ di tempo non arrivava abbastanza flusso, o meglio, quel poco di acqua che usciva dal manico era gelido per cui ho dovuto rinunciare a questi momenti di brezza mentale…!

..Immaginate la brezza che arrivava agli altri quando passavo io!!!
Sto scherzando, mi lavavo ugualmente! lol

Sostanzialmente, col passare del tempo, si era formato nel precedente tubo una quantità tale di calcare che l’acqua calda, proveniente dal mio scaldabagno, non arrivava a destinazione.

Attendo che lo annoti e proseguo con l’articolo..

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“..Lista delle dieci cose di cui non me ne fotte proprio niente: 1. La doccia di Celeste..”

E’ bastato comprare un nuovo tubo e un nuovo manico di doccia per poter tornare alle mie fantastiche fantasie!
FACILE NO ?!?

Pezzo nuovo, problema risolto!


CELESTE PASSIONE IDRAULICA?

NO! Direi di no.. Perchè, allora, ti ho raccontato tutto ciò?
Nello scorso articolo abbiamo parlato di quegli strani, articolati e profondi meccanismi del nostro cervello che ti portano a RIMANDARE (procrastinare) un impegno, un obiettivo, un dovere, che ti eri preposto di portare a compimento.

Abbiamo paragonato la procrastinazione ad una vera e propria DISABILITA’, in quanto non è altro che un LIMITE MENTALE che ti porta ad un senso di insoddisfazione verso ciò che fai (e non fai) e verso ciò che sei, il cui epilogo può essere di vario tipo: semplice frustrazione, depressione ( le cui manifestazioni possono essere di vario genere ), episodi isolati di abbuffate, binge patologico (..ecc)

Abbiamo visto come questo modo di agire che tanto ti fa soffrire e che ti riprometti intimamente di non ripetere più, si ripresenti quasi prepotentemente ogni qualvolta devi svolgere una determinata azione, attività ( di minore o maggiore importanza: dalla spesa, ad un esame, ad un impegno lavorativo, alla palestra, alla visita dal dottore, al cambiamento di determinate “abitudini” sbagliate). 

Non vado fierissima di ciò che sto per dirti, ma te lo confido ugualmente: dopo ben cinque anni di scientifico l’unica cosa che ho capito della matematica è che il modo migliore per poter risolvere un’equazione complessa è quello di semplificarla il più possibile prima di cominciare a svolgerla.

Commissario esterno di matematica, esami di stato. Orale. Anale per essere proprio puntigliose : dopo ben venti minuti di interrogazione, ha concluso chiedendomi la definizione di “retta”… (un po’ come chiedere le tabelline, ecco).

Il motivo per cui ho ridotto il cervello ad un insieme di meccanismi è esattamente questo: Cominciare a semplificare un qualcosa che di base risulta quasi “spaventarci” per la sua complessità, è il PRIMO PASSO per 1. INDIVIDUARE IL PROBLEMA 2. AFFRONTARLO 3. LIBERARCENE.

 

Così come un nuovo manico di doccia ha permesso all’acqua calda di raggiungere la propria destinazione, devi pensare che

UN NUOVO INGRANAGGIO, IN SOSTITUZIONE DI QUELLO DIFETTOSO, CAMBIEREBBE LA TUA VITA, PERMETTENDOTI DI RAGGIUNGERE LA TUA DI DESTINAZIONE.

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SUSSISTE UN PROBLEMA NON INDIFFERENTE:

sostituire quel meccanismo difettoso del nostro cervello, non è facile quanto cambiare un manico di doccia.

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Sono tutti di seconda mano, peggio del tuo: insomma non ti conviene. 


CAMBIARE IL MECCANISMO: PUOI FARLO.

Da quando nasciamo cominciamo ad attribuire, in modo del tutto naturale, a determinate persone, situazioni, circostanze, luoghi, voci, anche cibi (se vogliamo) la SICUREZZA da cui trarre il nostro benessere.

Se a un mese di vita questa stava custodita teneramente tra le braccia della mamma..

Happy time

..diventati fisicamente e mentalmente indipendenti rispetto al genitore, il suo centro convergerà, inevitabilmente, su altro.

IN COSA ?

COSA TI DA SICUREZZA ?

Ti formulo la domanda diversamente.

cosa non ti mette PAURA?

cosa non ti ARRECA DISAGIO

Depressione


Ognuno di noi insieme alla propria personalità si è creato quella che si definisce la “COMFORT ZONE”, o semplicemente ZONA DI COMFORT .

Non parlo esattamente del divano di casa, del proprio letto o dell’angolo lettura che potremmo avere in salotto.

Parlo di quella serie di schemi mentali, di abitudini, di modi di fare,  persone che frequentiamo, o vestiti che indossiamo che diventano talmente ABITUALI nella la nostra quotidianità da infonderci SICUREZZA.

Magari tutto ciò che tu stesso hai incluso nella tua zona di comfort neanche ti piace: non ti piace frequentare quelle persone, eppure continui a farlo.. perchè? Perchè ti da sicurezza, perchè stare da solo ti farebbe paura, o sarebbe il semplice cambiamento ad impaurirti. Quindi preferisci così. Continui a comprare vestiti, ma utilizzi sempre e solo gli stessi. perchè? perchè al di fuori di quei 3-4 capi ti sentiresti a disagio.

La naturale reazione di chi è spinto al di fuori della propria zona di sicurezza è proprio quella di rientrarci.

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QUAL E’ IL PROBLEMA? 

Se vogliamo migliorarci come persone, se vogliamo CRESCERE e ottenere i risultati che FINO AD ORA NON SIAMO RIUSCITI AD OTTENERE DOBBIAMO USCIRE DALLA NOSTRA ZONA DI COMFORT. 

USCIRE DALLA ZONA DI COMFORT significa una cosa spaventosamente meravigliosa : sperimentare il mondo al di fuori delle nostre pareti mentali

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Significa che ogni qualvolta che senti resistenza verso qualcosa che SAI di DOVER FARE ma CHE NON RIESCI FARE, e non ci riesci non perchè  NON PUOI, ma perchè SEI TU AD ESSERE DIVENTATO IL LIMITE DI TE STESSO, ALLORA VALE LA PENA FORZARE LA MANO, AFFRONTARE QUEL DISAGIO E DIMOSTRARE A TE STESSO CHE

TU SEI MOLTO DI PIU’ DI QUEL LIMITE CHE CREDI DI AVERE . 

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Su che cosa continui a limitarti? Cosa ti rende tanto insicuro da trovare sicurezza in determinate abitudini che tu stesso hai sperimentato non ti danno più i risultati sperati? In che modo potresti uscire dalla tua zona di comfort?

Ti lascio con una frase che, da quando l’ho scoperta tramite il web, è entrata a far parte delle mie giornate, diventando il mio asso vincente tutte le volte che la mia “COMFORT ZONE” tenta di risucchiarmi nel baratro.

“SE  NON PUOI, ALLORA  DEVI “


LA SICUREZZA NON E’ SEMPRE CIO’ DI CUI ABBIAMO BISOGNO.

 

 

DIARIO DI UNA PERFETTA IMPERFETTA

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ALLARME MECCANISMO INCEPPATO: “VABE’ DAI.. VABE’ DAI.. VABE’ DAI… .. VABE DAI..””

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Ultimamente ti sarà capitato di ricevere quell’invito potenzialmente ALLETTANTE da qualcuno, vero? 

E’ incredibile, però, come tu sia stata capace di declinarlo in un batter d’occhio, ALLETTANDOTI nel comodo letto di casa tua, neanche fossi una ricoverata del reparto di terapia intensiva.

E la tua serata che, più o meno, si era prospettata così :

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E’ finita per essere così :

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Della serie: “Giratemi ogni tanto, che sennò mi spuntano le piaghe..”.

Rifiuti la prima..la seconda.. la terza volta..

Poi si sono dimenticati di girarti e bisogna chiamare l’infermiere domiciliare!!

” VABE’ DAI, AL PROSSIMO INVITO ACCETTERO’ “


Mancano 39 giorni al tuo esame: inizia la messa a punto di un programma INFALLIBILE.

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“N* di pagine / numero di giorni a disposizione= 10,25 pagine. 5 le faccio la mattina e 5 le faccio il pomeriggio..

..ma cinque pagine le facevo alle elementari! Adesso sono una MASTER: venti al giorno posso studiarle tranquillamente, il che significa che di questo passo FINIRO‘ IL LIBRO CON BEN 19 GIORNI DI ANTICIPO CHE UTILIZZERO’ SOLO PER IL RIPASSO, IL 30 E’ ASSICURATO.”

 

VENTINOVE GIORNI DOPO…

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“Mancano dieci giorni all’esame. Se IO non bevo, non mangio, non dormo, non respiro, non vado in bagno, SOSPENDO OGNI MIA FUNZIONE VITALE E CELLULARE..

..IO POSSO ARRIVARE A DARE L’ESAME”

EPILOGO:

“VABE’ DAI, MI PRESENTO AL PROSSIMO APPELLO “

Da un 30 assicurato ad un esame rimandato sembra essere stato un attimo.


L’estate è stata per lo più un inferno, e non per il caldo (cioè anche, soprattutto qui in Sicilia) .

Il luogo ideale per prendere il sole sarebbe stato il tuo balcone di casa, a condizione che l’unico spettatore del tuo corpo fosse il tuo cane di 15 anni con le cataratte, ovvio. Si, perchè era chiaro e risaputo che tutta la spiaggia e dico TUTTA aspettava TE. Ogni singolo bagnante era li, sopra la propria tovaglia, seduto rivolto verso l’ingresso (pensa che, addirittura, dava le spalle al sole) per vedere il momento in cui arrivavi e segnare nel proprio taccuino i punti in cui avevi maggiore concentrazione di adipe e cellulite

Bene, ho una brutta notizia per te:

Contrariamente a ciò che pensa la tua testa, nessuno fa realmente caso a come tu sia fatta..

Credo la gente possa, semmai, interessarsi di cosa tu ti SIA FATTA..1a7248d503967aa1458f34bc9633009c--diary-movie-bridget-joness-diary

(una delle mie scene preferite del film, Bridget e i funghetti allucinogeni! :))

In ogni caso questo disagio vissuto col tuo corpo creato da un, reale o meno, difetto fisico, è molto probabile che non si sia presentato per la prima volta l’estate del 2017

Ricordi un’estate in cui ti sei sentita l’ angelo di Victoria’s secret in spiaggia?

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 Beh, qui son stata cattivella.. perchè in fondo tra il non sentirsi un piccione di victorias’ secret e il sentirsi un angelo ce ne corre! 

Ciò che voglio arrivare a dirti è che quella voglia di metterti in forma, che si presentava ogni anno durante e dopo l’estate, faceva nascere in te un desiderio di reazione che, per motivi ignoti, finiva per manifestarsi nel Maggio successivo.

A Maggio cominci, forse, un regime alimentare più contenuto, torni in palestra per QUEL FAMOSO CONTRATTO ANNUALE fatto in data (..?..) ricordi?  Che i proprietari della palestra chiamano la sicurezza per intrusione di un soggetto sconosciuto e sospetto in loco. 

Provi, due.. tre volte. Poi uhm.. Troppa fatica. “Non ce la farò mai” ti dici.

Dopo tre giorni di grandissimi sacrifici non ti è, ancora, spuntato il fisico di Belen e allora..

“VABE’ DAI, PROVIAMO IL PROSSIMO ANNO”


Questi tre esempi, presi ironicamente in considerazione, e che sembrano sconnessi fra loro, sono in realtà tutti accomunati da un problema che fa parte del genere umano e che, attenzionate, è alla base delle abbuffate, del binge, della bulimia, di ogni NEVROSI

STO PARLANDO DELLA:

P-R-O-C-R-A-S-T-I-N-A-Z-I-O-N-E.


Prima di addentrarmi, però, in questo discorso tengo a mettere a punto una precisazione: questi primi articoli che sto scrivendo sono volti a far emergere i problemi fondamentali generali su cui tu, in quanto individuo, devi fare una riflessione personale, traslandoli nella tua quotidianità.  

Nei prossimi articoli metterò per iscritto delle vere e proprie pratiche, alcune strane e altre meno, che mi hanno aiutata a superare i miei problemi alimentari, ma se tu non rendi tuo ogni singolo articolo e, sopratutto, non cominci realmente a comprendere passo dopo passo che il reale problema non è il tuo corpo, non è il peso, non è il cibo, bensì qualcosa di più profondo, il percorso sarà più lungo.


La procrastinazione è un’arte. 

Lo sapevate? 

L’arte del rimandare

Stronzate. Diamo i nomi giuste alle cose: la procrastinazione è una disabilità. 

Ma vi rendete conto di quanto siamo ritardatiVi rendete conto di quanto lasciamo che il tempo vada avanti rispetto a noi? 

Guardate che non c’è peggior disabile di un disabile che non abbia alcun deficit mentale. 

LA PROCRASTINAZIONE E’ QUELLA “FORZA” CHE, A BRACCETTO CON LA PIGRIZIA, SI OPPONE AL RAGGIUNGIMENTO DEI NOSTRI OBIETTIVI PRIVANDOCI DI DIVENTARE LEADER DI NOI STESSI.

E’ vero?

La risposta è NO!

La procrastinazione, la pigrizia, la leadership non sono entità dotate di intelletto e, poichè, ne sono prive non si oppongono assolutamente a nulla.

La procrastinazione NON SI OPPONE.

La procrastinazione NON CI PRIVA.

SIAMO NOI CHE NELLA VITA CI SERVIAMO DELLA PROCRASTINAZIONE PER NON FARE QUALCOSA. PER NON RAGGIUNGERE QUALCOSA: UN OBIETTIVO.

IL NOSTRO OBIETTIVO: LA NOSTRA CRESCITA PERSONALE.


Ed è così che quella fatidica sera, che potenzialmente avrebbe potuto essere simpatica, è finita per essere un mucchio di ore insignificanti trascorse nel letto a pensare che forse uno sforzo in più avresti potuto farlo; che, in fondo, quello shampoo da fare, quella scelta dell’outfit o, ancora, il freddo non erano dei limiti abbastanza validi per perdere l’occasione di trascorrere una serata in compagnia. 

Ed è così che quell’impegno lavorativo, di studio (ecc.) che ti eri preposto di portare a compimento, l’ hai rimandato ancora una volta, ricadendo in quel senso di frustrazione che ti porta a pensare più al fatto di aver fallito, che al fatto di cambiare quell’ingranaggio difettoso che inceppa il tuo meccanismo mentale:

 CHE FINO AD ORA NON TI HA RESO ALTRO CHE UN AUTOMA ABITUATO A FARE SEMPRE LE STESSE COSE, RINUNCIANDO AD UN MILIONE DI EMOZIONI IN PIU’ PUR DI AVERE QUALCHE STUPIDA PAURA IN MENO. “VABE DAI..

..la prossima volta………………………”

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UN PEZZO DI RICAMBIO CHE CAMBIEREBBE LA TUA VITA.


La procrastinazione rientra nell’ambito delle abbuffate in due momenti:

  1. nel momento in cui TU desideri uscirne ma l’effettivo impegno a farlo lo rimandi 
  2. nel momento in cui TU non cominci a gestire le situazioni (o similari) prese in considerazione nell’articolo, che sono le stesse il cui senso di frustrazione che ne deriva ti portano automaticamente all’abbuffata.   

COMINCIA A FAR PREVALERE LA TUA LEADERSHIP INTERIORE SULLA PROCRASTINAZIONE E SULLA PIGRIZIA. 


Se hai trovato il mio articolo interessante o utile quanto i tovaglioli che danno al bar fammelo sapere in qualche modo, te ne sarei grata. 🙂

 

                 

ARRIVEDERCI AL PROSSIMO ARICOLO,

                   DIARIO DI UNA PERFETTA IMPERFETTA.                                                

DIVENTA LEADER DI TE STESSO.

Ti sto servendo su un piatto d’argento il tema delle abbuffate, fanne tesoro: Non te lo mangiare. lol

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Vedi, ci sono persone che stanno davanti una finestra a sbirciare dalle persiane. Il tempo passa. Passano i giorni,  le settimane… gli anni. Stanno sempre li, a guardare.

Sai cosa stanno guardando? Il trascorrere della propria vita.

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Adesso io ti faccio una domanda, la cui risposta farà i conti solo con la tua coscienza:

TU TI SENTI SPETTATORE O PROTAGONISTA DELLA TUA VITA?

Sappi che se la risposta è la prima opzione, non è mai troppo tardi per sfoggiare le tue migliori capacità e firmare il contratto per brillare come una stella.. perchè questo è il tuo palco e fino a quando puoi CI DEVI CAMMINARE SU, non guardarlo passivamente da dietro le quinte, mentre non ti accorgi neanche delle stagioni che vanno.  


DALLE “ABBUFFATE” A FIRMARE “CONTRATTI IMPORTANTI”

potrebbe sembrare un volo pindarico, ma non lo è affatto.

SE NON SEI SODDISFATTA DI TE STESSA, L’UNICO MODO PER POTER CAMBIARE LA TUA CONDIZIONE E’ COMINCIARE, DA ORA, DA QUESTO SECONDO, DA QUESTO PRECISO ISTANTE, A VIVERE LA TUA VITA DA PROTAGONISTA.

 

AGIRE: è la parola chiave


Il cibo per te è diventata un’ ossessione vero? E’ diventato ciò che vorresti non toccare mai più nella tua vita, ma al tempo stesso è tutto quello di cui ti riempi fino a star male. 

Metà del tuo cervello desidera la stessa indifferenza che sembrerebbe far parte della vita di un’ anoressica, privandosi di mangiare anche per giorni.                                   L’altra metà, invece, piega ogni sua connessione razionale alla sola vista del cibo, lasciandosi trasportare dalla follia di momenti inspiegabili. 

Ciò che non sai è che è proprio con le due metà che si può creare il perfetto equilibrio


Adesso mettiti comoda e concentrata, ti faccio due domande. Devi risponderti sinceramente prima di leggere la seguente.

1. TU VUOI LIBERARTI DEL TUO PROBLEMA?

RISPONDITI.

 

2. TU CREDI DI POTERCI RIUSCIRE?

RISPONDITI.

 

E’ probabile che tu ti senta sicura di volerlo, ma che abbia tentennato a mettere la stessa sicurezza nel credere di poterci riuscire

Se così fosse, è del tutto normale. 


Iniziamo con una delle parti che più amo per divenire attori principali della propria vita: acquisizione della LEADERSHIP. 

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“Nonna ho detto L-E-A-D-E-R-S-H-I-P !!!!!”

Che bella parola: leadership; MA CHE COS’E’ UN LEADERSHIP?

O MEGLIO, CHI E’ IL LEADERSHIP?

Il leadership, o semplicemente leader, è quella figura che per le proprie capacità comunicative, carismatiche, coinvolgenti (etc.) diviene una guida per interi gruppi di persone. 

Forse un po’ a tutti nella vita sarà capitato di essere leader, anche per sbaglio. Io per esempio ho gestito un importantissimo gruppo di lavoro, ai fini di un progetto sociale: avevo quattro anni, ed ero stata nominata capogruppo per la realizzazione di maschere, in occasione della festa di carnevale dell’asilo. 

In ogni caso è inevitabile ammettere che esiste una certa predisposizione a essere leader. Per cui, le cose sono due, o sei il “GUIDATO” all’ interno di un gruppo o sei la “GUIDA” del gruppo.

Attenzione, qualora tu faccia parte della prima categoria di persone non sei certamente meno: hai sicuramente delle capacità di cui un leader non potrebbe fare a meno. Se io durante quell’importante progetto non avessi avuto nel team Matilde, la mia migliore coloratrice, e Mario, il miglior ritagliatore, non sarei mai stata capace di ottenere la maschera immaginata.

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eravamo una gran bella squadra.

BENISSIMO, MA IL PROBLEMA E’ UN ALTRO.

Il problema non è se TU sei o non sei leader nel tuo lavoro.

HAI VINTO UN’ALTRA DOMANDA:

CHI E’ LEADER DELLA TUA VITA?

Se come leader di te stesso non sei in grado di guidarti nella vita, allora vieni guidato.

DA CHI ? Da chi ti ha ridotto a vivere passivamente sbirciando dalle persiane.

LA PIGRIZIA.

La pigrizia è proprio la matrice fondamentale di ogni nevrosi. E’ proprio quella mancanza di impegno, di sforzo, di passione per qualcosa a diventare un cruccio giornaliero, forse anche inconscio,  che poi mette radici nella tua mente, creando oltre che un forte senso di pesantezza, anche di inutilità e insoddisfazione che si traduce in reazioni sbagliate come le abbuffatecadendo poi in un circolo negativo che a sua volta ti porta, ulteriormente, a ricadere nello stesso comportamento, per poi NON CONCLUDERE NUOVAMENTE NULLA.

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E’ un circolo vizioso che puoi cominciare a spezzare. Passo dopo passo, fallimento dopo fallimento, ma che a poco a poco ti porterà a costruire una nuova TE.

COMINCIA ORA..

DIVENTA LEADER DI TE STESSO.

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Tu hai un cervello, la pigrizia no.

IL SOLO SAPERE CHE BISOGNA PUNTARE A QUESTO E’ IL PRIMO PASSO FONDAMENTALE PER CHI VUOLE COMINCIARE A DARE UNA SVOLTA ALLA PROPRIA VITA, ALLONTANANDOSI DALLE CATTIVE ABITUDINI CHE, FINO AD ORA, NON HANNO PORTATO ASSOLUTAMENTE A NULLA SE NON ALLA FRUSTRAZIONE PERSONALE.

 

LA BREAK DANCE DEL CIBO

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Giornata stressante?
Ti sei ritirato a casa dopo avere avuto a che fare con un milione di persone diverse, alcune impazzite: sembrava avessero aperto i cancelli dello zoo di Berlino.
Forse sei particolarmente stressata dalla suocera o dalla cognata che poco ci mancava (mannaggia!) , per dare a Barbara D’urso una nuova strage da trattare in tv.
Donne! certo, non si può non ammettere che il nostro carattere sia singolare!
Magari sei una studentessa liceale o universitaria in preda alla sessione d’esami e ogni pagina di quel libro la utilizzeresti come peso per squat che non farai mai!
Beh e ci sei anche tu, che sei appena entrata nel folle, caotico e instabile mondo del lavoro da poco e neanche sai se ci resterai!


Finalmente la giornata ti sta concedendo ciò che bramavi da un po’ di ore:

1. RELAX..

Silenzio.. Pantofole.. Pigiama.. Televisione.. Sembra che Tutto Stia Quasi Per Andare Per Il Verso Giusto
Ti giri. TI RIGIRI. TI GUARDI INTORNO

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Qualcosa ti sconcentra da quel momento TUO, dal tuo tanto atteso relax.
Hai qualcosa da fare, per caso?
Forse devi pulire il frigo o la dispensa, perchè la tua attenzione sembra si sia focalizzata in quella zona..
La vera domanda è devi pulire, o devi RIPULIRE (in senso lato)?
Qualcosa di inspiegabile è scattato nel tuo cervello, ed ecco che in quel meraviglioso quadretto fatto di tv, relax e spensieratezza manca un solo attrezzo:
DELLE CATENE.


Ho deciso di dedicare questo articolo ad un argomento che, in un modo o nell’altro, fa parte di molti di noi. Mi riferisco a quelle che, comunemente, vengono definite “abbuffate”. Alcuni le hanno vissute direttamente (presente!) o ci convivono tutt’oggi, altri le vivono indirettamente, magari tramite il racconto sofferente di un amico, un parente o chicchessia.
Ciò che sto per dire, per alcuni potrebbe risultare scontato, ma ritengo opportuno chiarire il concetto di “abbuffata“, un termine che ormai fa, direi, moda, ma non sempre propriamente usato nel modo corretto.
MAMMA MIA OGGI MI SONO PROPRIO ABBUFFATA!!!
Questa può essere una frase di uso comune, magari mentre sorseggi quel caffè in un post-pasto festivo, o domenicale.
Può essere, ancora, una frase buttata lì per descrivere uno “sgarro” , fatto durante una dieta dimagrante magari in compagnia o durante un aperitivo cui non potevi dire “no”, o ancora il racconto di un ricevimento matrimoniale.
Potrebbe essere anche l’esclamazione dopo il pasto tipo di un siciliano, eh?! lol
Beh, vi consolo gente! Queste non sono vere e proprie “abbuffate”, bensì momenti conviviali di cui il genere umano ha bisogno, dice Virginia Woolf

Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene.

Per cui uno Jagermeister e ANDATE IN PACE! Potete proseguire alla grande la vostra giornata.

Cosa rende,allora, un’abbuffata tale?

Una componente, non indifferente, distingue l’abbuffata da una mangiata abbondante ed è la :
Componente psicologica caratterizzata da: forte pulsione verso il cibo sensi di colpa con effetti di intensità variabile (tristezza, attacchi depressivi, bulimia, autolesionismo ecc.) solitudine ( raramente gli episodi di abbuffata avvengono in presenza di altre persone). Adesso che ho più o meno specificato che un’abbuffata è un’abbondante mangiata che ha delle sfumature di carattere psicologico che può ricadere nel patologico, sono pronta a tornare al quadretto casalingo: ed in particolare al momento in cui da una fase di relax passi improvvisamente e inaspettatamente alla compulsione.


2. COMPULSIONE..

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Quell’accessorio, non c’è. Quelle catene che non lasciano avvicinarti al frigo, alla dispensa non ci sono; e se anche ci fossero, credimi, le penseresti come sfizioso antipasto! lol Passo insicuro, passo felpato. Tu SAI che stai facendo un errore, Tu SAI che stai per fare qualcosa che non dovresti fare, qualcosa che forse più volte ti sei promessa di non fare più, ma una forza ti spinge fino a quando ti trovi lì, davanti gli stipetti. D’un tratto sembri essere diventata impavida!
A questo punto iniziano le danze: cibi di tutti i tipi, combinazioni più disparate!
panino col cioccolato, panino col formaggio, panino col formaggio e cioccolato, panino con NO quello è con il tuo cane lascialo stare, improvvisamente fai pure la break dance.. un casino.
Insomma, dieci, venti, 30 minuti di follia pura. E Bem!

3. SENSI DI COLPA..

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E così inizia la fase successiva e tutto ciò che comprende: attacchi depressivi, rigetto, autolesionismo e così via. Tutte cose di cui, in questo momento, non mi interessa parlare.


Attenzione a quello che sto per dirvi: sto sezionando in FASI BEN DISTINTE l’evolversi di un’abbuffata.
IL RELAX che sembra essere quasi la fase più “disconnessa”, INNOCUA, rispetto ai trenta minuti infernali che seguono, è in realtà la vera fase di pericolo.

LA FASE DI RELAX, IN UNA PRE-ABBUFFATA, NON E’ MAI CASUALE. E’ UN’INSIEME DI CIRCOSTANZE PERFETTE CREATE DA TE, AFFINCHE’ TU POI POSSA ABBUFFARTI.

Non è mai imrovvisa, non è mai inaspettata. Però si presenta ai tuoi occhi come tale.


Ti sei mai abbuffata mentre passeggiavi per strada? A casa di una collega? Durante una riunione di lavoro? Alla prima uscita? ( beh, se l’hai fatto almeno sai perchè non è andata) ok, ti propongo situazioni leggermente più intime ma pur sempre scomode: ti sei mai abbuffata a casa della tua amica? E a casa tua, in presenza dei tuoi amici?

Hai mai fatto quella break dance davanti a qualcuno??

Io dico di no.


Sappiamo bene che ciò che mi diverte chiamare “break dance” del cibo non va esattamente a braccetto con le diete e i fisici tanto amati e stimati dalla popolazione del 2000, quelli che la home di instagram ti schiaffa h24 sulla home, dalla mattina alla sera, facendoti credere che se non sei come loro “fai schifo”.
Modelli che poi sono tutto un che dire.
(A proposito ma perchè ci sono i tutorial sul make up che vorrebbero spiegare A NOI COME TRUCCARCI? Solo a me sembrano dei trans con sopracciglia di 1m di spessore, labbra a canotto e pelle lucida che sembra qualcuno gli abbia fatto uno starnuto sul viso? “illuminante”……………bah……………………….)
Questo è, fondamentalmente, il motivo per cui le abbuffate per molti diventano ossessione giornaliera. Bene, siete fortunati perchè ho una buona notizia per voi e non sono generalmente quella delle buone notizie, infatti a tavola la mia famiglia spesso si lamenta per questo, perchè tra “è morto lo zio di..“, tra “avete sentito della strage a..?”, e “Giulio Cesare è morto con 23 pugnalate“.. non mi sono fatta una bella fama.

DI BREAK DANCE DEL CIBO SI PUO’ GUARIRE.

Nei prossimi articoli tratterò nello specifico delle fasi delle abbuffate, del cibo e del suo valore, di come ho vissuto io le abbuffate, dei miei fallimenti e dei miei successi, di esercizi e consigli nel pre e nel post abbuffata ecc.

Ogni volta che nella vita hai ricominciato a tentare, hai ricominciato ad amarti.


Se trovi utile il mio blog, fammelo sapere in qualche modo :). Se trovassi più utile stamparlo e utilizzarlo al posto della carta igienica, fammelo sapere ugualmente.. perchè quando la carta in bagno ti finirà, mi ringrazierai.
DIARIO DI UNA PERFETTA IMPERFETTA